Operazione Evelin, cocaina tra i banchi di scuola: "La volta scorsa era proprio una bomba" - Lo stupefacente dall’organizzazione a giovani studenti-spacciatori
 
Chieti   Cronaca 04/12

Operazione Evelin, cocaina tra i banchi di scuola: "La volta scorsa era proprio una bomba"

Lo stupefacente dall’organizzazione a giovani studenti-spacciatori

La retata del 30 novembre"Che esca buona e forte come la volta scorsa... La volta scorsa era proprio una bomba!". La sostanza buona e forte è la cocaina spacciata all'interno di un istituto scolastico superiore della provincia di Chieti proveniente, secondo gli investigatori, dalla presunta organizzazione criminale albanese con base a San Salvo disarticolata dall'operazione Evelin [LEGGI]. 
Le intercettazioni telefoniche e ambientali finite nelle carte dell'inchiesta dimostrano come all'interno dell'istituto ci fosse una piccola rete di spaccio composta da giovanissimi: una circostanza che secondo gli investigatori confermerebbe il viaggio dello stupefacente da Olanda, Albania e Slovenia fino alla vendita al dettaglio nel territorio abruzzese. 

L'ORDINE E LE DOSI - Il dialogo registrato dalle forze dell'ordine nel maggio del 2017 intercorre tra B.S., uno degli arrestati nella mattinata di venerdì scorso [LEGGI], e uno studente maggiorenne che, secondo gli inquirenti, gestiva lo spaccio all'interno del proprio istituto scolastico. 
Il ragazzo vuole procurarsi le dosi di cocaina da smerciare prima della festa d'istituto in programma in settimana: l'ordinativo è di 10 grammi da tagliare, "Io giovedì sto a scuola che ci sta la festa la sera".

Uno scambio, quello tra B.S. e lo studente, che sarebbe già avvenuto altre volte come scrive nell'ordinanza di custodia cautelare il gip dell'Aquila Romano Gargarella.
Il fornitore chiede al ragazzo quante dosi intende ricavare da quei 10 grammi, lui risponde: "Tredici, quattordici... per farla uscire buona come l'altra volta che lo facesti tu". B.S. si preoccupa poi di come la droga arriverà nell'istituto, lo studente risponde che andrà in autobus, unico mezzo a disposizione.
"Tu me lo ricordi lunedì, martedì ce l'hai tutte pronte, te le faccio io tutte da uno – il riferimento è alle dosi che saranno tutte da un grammo – Tredici (dosi) escono buone con 10 (grammi)", assicura allo studente che chiede che sia "buona e forte come l'altra volta". 

IL PREZZO - Poi c'è il nodo del prezzo. Viene fissato a 60 euro al grammo, ritenuto ottimo dal giovane acquirente. Le intercettazioni rivelano che alla fine le dosi saranno 15 (confezionati in involucri di cellophane) dal peso complessivo di 12 grammi per un importo di 720 euro. B.S. propone anche di fare dosi da un po' meno di un grammo, "zero otto, zero nove", ma lo studente rimarca la richiesta di dosi da 1 grammo preciso altrimenti "mi rompono le scatole".

La retata in via Duca degli Abruzzi a San SalvoL'IMPREVISTO - Il ragazzo però non riuscirà a smerciare tutte la cocaina acquistata. Tornato a scuola, venderà solo sei dosi prima di essere scoperto. Verso la fine del mese, chiede a un compagno di fare da palo all'esterno dell'edificio per assicurarsi che non ci fossero forze dell'ordine. L'amico gli dà il via libera con squilli al cellulare.

Una volta fuori, il giovane studente-spacciatore viene fermato dai carabinieri e trovato in possesso delle restanti 9 dosi venendo denunciato. "La differenza tra la droga ceduta da B.S. al ragazzo – scrive il giudice Gargarella – e quella rinvenuta addosso a quest'ultimo appena uscito dall'istituto era stata spacciata all'interno della scuola". La certezza arriva da un'intercettazione ambientale nell'auto in uso al ragazzo; questo, nei giorni seguenti, raggiunge un compagno al quale aveva venduto lo stupefacente, ceduto a sua volta a una terza persona che doveva ancora pagare. Il resto del denaro, invece, conclude Gargarella, era già stato consegnato alla ragazza del giovane spacciatore.

"EPISODI SINGOLI" - Ieri, sono iniziati gli interrogatori [LEGGI] che proseguiranno oggi (con gli arrestati detenuti a Vasto) e domani (con quelli ai domiciliari). Per uno dei legali della difesa, Antonello Cerella, non ci sarebbe un'organizzazione strutturata: "Secondo noi non c'è l'associazione per delinquere – dice Cerella a zonalocale.it – Si tratta sì di episodi riconducibili agli stupefacenti, ma singoli e non di un'associazione dedita a questo». 

di Antonino Dolce (a.dolce@zonalocale.it)

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