Coniugi di Scerni morirono cadendo nel fiume Orta, i familiari saranno risarciti - L’udienza preliminare
 

Viaggia nel tempo, scopri

com’era Zonalocale il


18 gennaio 2021
Clicca per leggere direttamente questa edizione al prossimo accesso
Rimuovi questa edizione come predefinita
Segui Zonalocale suSegui Zonalocale

bar_chartInfografiche Covid-19 Guarda tutte le infografichearrow_right_alt

Pescara   Cronaca 15/11/2019

Coniugi di Scerni morirono cadendo nel fiume Orta, i familiari saranno risarciti

L’udienza preliminare

Il luogo in cui i coniugi caddero nel fiume OrtaSaranno risarciti i familiari di Silvia D'Ercole e Giuseppe Pirocchi, i coniugi di Scerni morti nel fiume Orta il 1° maggio del 2017. L'offerta di risarcimento è arrivata dal Comune di Caramanico e dall'Ente Parco della Majella nell'udienza di ieri del processo a carico del sindaco di Caramanico, Giuseppe Angelucci, e del direttore del Parco nazionale della Majella, Oremo Di Nino. L'ipotesi di reato, formulata dalla Procura di Pescara, è omicidio colposo.

Ieri l'udienza preliminare dinanzi al gup del Tribunale di Pescara, Nicola Colantonio. Si sono costituiti in giudizio Ente Parco della Majella e Comune di Caramanico, difesi dagli avvocati La Morgia e Margiotta, che "hanno chiesto al gup di aggiornare l'udienza preliminare onde consentire il ristoro dei danni ai figli e ai familiari delle vittime", racconta l'avvocato Arnaldo Tascione che, insieme al suo collega Giuliano Milia, rappresenta i parenti dei coniugi morti nella scampagnata del Primo Maggio di due anni fa. 

L'udienza è stata aggiornata al 12 dicembre. 

La vicenda - Silvia D'Ercole e Giuseppe Pirocchi, coniugi di Scerni, il 1° maggio 2017 persero la vita finendo nel fiume Orta [LEGGI]. I due caddero nel fiume nella zona delle Rapide di Santa Lucia, mentre erano in gita nel parco della Majella con i figli e altri familiari. L'ipotesi di reato a carico degli indagati è di omicidio colposo.

Nel corso di una escursione lungo la valle dell'Orta "i due - è la ricostruzione dei fatti riportata dall'Agi, agenzia giornalistica Italia - si sono allontanati dal resto del gruppo e hanno percorso il camminamento roccioso ricoperto di melma. Ad un certo punto, Silvia è scivolata nel fiume e subito dopo anche il marito, nel tentativo disperato di salvarla, finendo entrambi inghiottiti dalle rapide".

A seguito delle indagini effettuate dai carabinieri forestali di Pescara, diretti dal tenente colonnello Annamaria Angelozzi, la Procura ha formulato l'ipotesi di omicidio colposo a carico di sindaco e direttore del Parco. Secondo l'accusa, i due avrebbero omesso di "operare un'analisi dei rischi per l'incolumità pubblica nella fruizione del luogo denominato Rapide di Santa Lucia" e di "evidenziare, a mezzo di apposita segnaletica, la pericolosita' della zona". Avrebbero anche omesso di "delimitare la zona che conduce dal sentiero denominato A2 alle Rapide Santa Lucia a mezzo di apposito sbarramenti o recinzioni, volti ad inibire l'accesso all'area immediatamente a ridosso delle rapide".

di Redazione Zonalocale.it (redazione@zonalocale.it)

Leggi tutte le notizie dell'Abruzzo su abruzzo.zonalocale.it.

Per l'informazione libera. Sostieni Zonalocale

Anche in questo periodo di emergenza sanitaria, continuiamo a lavorare con passione e coscienza. Lo facciamo garantendo gratuitamente notizie di pubblica utilità a un numero sempre crescente di utenti.

Un lavoro che richiede tempo nel reperire le informazioni, impegno nel raccontare con equilibrio i fatti e attenzione nel verificare le notizie distinguendole dalle fake news che circolano incontrollate.

Un impegno che ha un costo notevole anche in una fase in cui l'economia è in sofferenza. Se pensi che i contenuti che offriamo a tutti siano un utile servizio, puoi diventare nostro sostenitore.


Scegli il contributo e prosegui sulla piattaforma sicura PayPal:

Commenti




 

     
     
     

    Chiudi
    Chiudi