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Pescara   Politica 26/04

Caso-tamponi, l’assessore Verì risponde ai sindaci: "Le difficoltà principali sono superate"

La provincia di Chieti la più colpita dai ritardi

L'assessore alla Salute, Nicoletta Verì con Thomas SchaelCi sono state anche difficoltà doganali nel ricevere un macchinario in grado di processare 2.400 tamponi al giorno a infuire sulle tempistiche delle risposte. A dirlo è l'assessore regionale alla Salute, Nicoletta Verì, che replica alla dura lettera dei giorni scorsi firmata da 46 sindaci della provincia di Chieti [LEGGI]. 
È la stessa Verì a confermare, così come denunciato dai primi cittadini, che la provincia più colpita dai ritardi è proprio quella chietina a causa di un'errata applicazione del codice di priorità

"In Abruzzo tutti i tamponi eseguiti su pazienti in condizioni cliniche serie sono stati processati in tempi rapidissimi – dice l'assessore – Ci sono stati invece ritardi, soprattutto in provincia di Chieti, legati a un’errata applicazione del codice di priorità su alcuni campioni inviati ai laboratori, che si sono visti recapitare centinaia di test con codice rosso che invece, secondo le linee guida nazionali, potevano essere processati non subito. Questo ha portato a un ingolfamento dei laboratori e ad attese più lunghe anche per gli altri tamponi già in partenza correttamente identificati come non urgenti, che sono quindi finiti inevitabilmente in coda. Oggi, però, possiamo dire che il momento di difficoltà è stato superato e che l’arretrato è praticamente stato interamente smaltito”.

"Nel corso degli incontri che tengo quotidianamente con i rappresentanti della governance impegnata nell’emergenza – spiega l’assessore – abbiamo ripuntualizzato la corretta applicazione delle classi di priorità sui campioni prelevati. Una procedura che può sembrare secondaria, ma che invece è centrale nella gestione dei processi e della comunicazione delle risposte. In tanti probabilmente non sono a conoscenza del fatto che i tempi tecnici per processare i tamponi comportano un limite oggettivo della capacità di analisi dei nostri laboratori, che non può essere superato. Per questo, abbiamo rimarcato più volte come non sia possibile sottoporre a tampone tutta la popolazione, perché per completare i processi e avere i referti occorrerebbero mesi. Di qui l’importanza di gestire correttamente le priorità, evitando errori che mandano in sofferenza l’intero sistema".

L’assessore puntualizza anche come non sia così semplice aumentare velocemente la capacità dei laboratori: "Qualcuno ci accusa di non puntare all’aumento della capacità dei laboratori. A costoro ricordo che per fare questo occorrono macchinari che sul mercato non sono disponibili immediatamente. Per portare a Pescara l’apparecchio (a regime tra qualche giorno, non appena completati i settaggi) che permette di processare fino a 2.400 tamponi quotidiani, abbiamo dovuto attendere settimane e lottare contro gli ostacoli doganali che in questo momento di emergenza sono in vigore in molti Paesi. Nonostante questo, però, ce l’abbiamo fatta e oggi possiamo disporre di una strumentazione che ci consentirà di lavorare con maggiore serenità. Anche sul fronte dei laboratori privati, rammento che per convenzionarli è necessaria un’autorizzazione ministeriale che certifichi il possesso di requisiti tecnici e strutturali stringenti, di cui pochissimi centri dispongono. In ogni caso, siamo in attesa delle decisioni ministeriali sui nuovi metodi di indagine diagnostica ed epidemiologica, che potrebbero consentirci di ampliare notevolmente la platea di popolazione da sottoporre agli esami”.

Anche sulla comunicazione delle risposte ai pazienti, la Verì tiene a fare alcune puntualizzazioni: "Per lo stesso motivo che ho appena esposto e dunque per l’eccessivo numero di campioni inviati contemporaneamente ai laboratori nei giorni scorsi, anche alcuni referti sono stati comunicati ai pazienti con ritardo. Abbiamo però verificato che anche in questo caso la priorità è stata data agli esiti positivi, mentre i tamponi risultati negativi sono stati trasmessi in un secondo momento. Comprendo che non può essere un modus operandi auspicabile, perché chi è stato sottoposto a test attende con ansia il responso, ma in un momento di difficoltà e con le risorse umane a disposizione (implementate, ma non sempre sufficienti), inevitabilmente si è dovuta fare una scelta, giusta o sbagliata che sia, per gestire la situazione".

di Redazione Zonalocale.it (redazione@zonalocale.it)

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